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Mark Engler es escritor y activista de Des Moines, Iowa, que vive en la ciudad de Nueva York. Es el autor del libro Cómo dominar al mundo: la batalla que se acerca por la economía global (Nation Books, 2008).

Mark es analista con Foreign Policy In Focus. También es comentarista para el Institute for Public Accuracy y el Mainstream Media Project.

Mark trabajó previamente con la Fundación Arias para la Paz y el Progreso Humano en San José, Costa Rica, y es miembro del sindicato de escritores EEUU, el National Writers Union (UAW, Local 1881).



Mark Engler


Contacte a Mark Engler por correo electrónico : engler@ democracyuprising.com



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    Resuscitando il Cafta Resuscitando il Cafta
    La bestia strisciante sta diventando sempre più mostruosa e sollevando nuove controversie.
    di Mark Engler
    27/04/2006

    Un anno fa l’Accordo di libero commercio dell’America Centrale (CAFTA) era un cadavere. L’amministrazione Bush lo ha resuscitato con la più oscura delle politiche. E ora, passo passo, la bestia strisciante sta diventando sempre più mostruosa e sollevando nuove controversie.

    Il primo marzo, due mesi dopo la data fissata per l’attuazione dell’accordo, il CAFTA è entrato in vigore tra gli Stati Uniti e il Salvador. Non è ancora in vigore negli altri cinque stati firmatari del Trattato -- Costa Rica, Guatemala, Honduras, Nicaragua e la Repubblica Domenicana -- per i quali la data di inizio rimane da stabilire. Nei mesi precedenti, aspre discussioni sull’attuazione dell’accordo hanno acceso nuove proteste in America Centrale, ponendo all’attenzione che cosa comporterà effettivamente questo accordo.

    Dopo che la Casa Bianca è riuscita a far approvare il progetto di legge del CAFTA al Congresso, con uno scarto minimo, la scorsa estate, molti avvocati del “libero commercio” consideravano l’affare del trattato chiuso. L’accordo, passato alla Camera con un risultato di voto stridente, uno storico 217 a 215, sembrò aver finalmente spazzato la tempesta generata dai suoi diversi critici.

    Una nuova onda di dissenso in America Centrale, comunque, sta creando difficoltà, di recente, ai sostenitori del CAFTA. In Costa Rica, il solo paese che ancora non abbia ratificato il trattato, l’ex Presidente, nonché vincitore del premio Nobel per la pace, Oscar Arias si riteneva dovesse tornare alla presidenza senza problemi all’inizio di Febbraio. In una tornata elettorale sorprendente, il suo rivale Ottón Solís ha guadagnato terreno nei sondaggi all’ultimo minuto, grazie alle sue obiezioni alla presa di posizione pro CAFTA di Arias. Nello scrutinio finale i risultati erano tanto vicini da rendere necessaria una secondo, lungo conteggio dei voti per individuare il vincitore.

    Stando a quel che si dice, sembra quasi certo che alle votazioni ufficiali Arias sarà proclamato vincitore. Ancora, il partito di opposizione di Solis, probabilmente, otterrà abbastanza seggi nell’assemblea legislativa, da essere in grado di rendere molto difficile ad Arias l’approvazione parlamentare del CAFTA. Sostenendo che il trattato avrebbe portato alla bancarotta il settore agricolo della Costa Rica, Solís ha promesso questa settimana che, a prescindere dall’esito finale dell'elezione, avrebbe continuato a rivendicare la rinegoziazione del CAFTA.

    Come ha dimostrato l’esperienza di altre nazioni dell’America Centrale, il dissenso può continuare a regnare anche dopo la ratifica del CAFTA. In Guatemala e in El Salvador, gli avvocati dell’amministrazione Bush, a difesa degli specifici interessi statunitensi, hanno innescato nuove dispute durante la fase di esecuzione del trattato. Infatti, il rappresentante del commercio statunitense Rob Portman ha provato a spremere persino più concessioni dai partner dell’America Centrale, prima di accettare la loro inclusione nell’accordo. I governi in Guatemala e in Salvador hanno avuto da recriminare, perché l’agenda politica della Casa Bianca per le riforme sta oltrepassando I termini dell’accordo.

    Secondo la rivista Inside US Trade, Portman ha fatto pressioni affinché il Guatemala cambiasse la propria legge sulla proprietà intellettuale, in modo da estendere la durata della concessione su molti brevetti farmaceutici. E gli Stati Uniti hanno già obbligato il Guatemala ad abrogare una legge mirata a favorire l’accesso ai farmaci generici. Organizzazioni come Medici senza Frontiere hanno denunciato l’impatto che il CAFTA avrà sull’epidemia di Aids in Guatemala, argomentando che limitare gli anti-retrovirali generici equivale ad una sentenza di morte per molti pazienti. Le richieste della Casa Bianca non fanno che porre ulteriori restrizioni.

    In risposta, il vicepresidente guatemalteco Eduardo Stein ha scardinato le tattiche che l’amministrazione Bush adopera, quando fa il gioco pesante: "È un affronto all’America Latina quando il governo dice che vuole essere tuo partner ed invece è solo interessato ai nostri servizi e soldi," ha dichiarato ad una agenzia stampa a dicembre.

    A sostegno delle lobbies degli allevatori americani di bovini, suini e pollame, Portman ha anche richiesto che i paesi aderenti CAFTA rinunciassero ai loro standard sulle ispezioni in tema di sicurezza e igiene degli alimenti per quanto riguarda la carne proveniente dagli Stati Uniti. Questa condizione ha contribuito a rinviare l’attuazione in El Salvador e dare adito ad ulteriori denunce da parte del governo guatemalteco. Alla fine di febbraio Enrique Lacs, il vice-ministro del commercio estero del Guatemala, si è lamentato pubblicamente che "Le pratiche di negoziazione degli Stati Uniti sono state indegne".

    Provenendo delle elite del Centro America, affermazioni simili rivelano un inusuale livello di risentimento. "Questi governi sono, di solito, in linea con gli Stati Uniti," dice Burke Stansbury, direttore esecutivo della Commissione di solidarietà con il popolo di El Salvador (CISPES), "per cui, è notevole il fatto che stiano facendo girare voci secondo cui non accetteranno".

    Il risentimento si estende molto al di là dei quartieri del governo. Gli Stati Uniti hanno fatto pressione per le modifiche della legge sulla proprietà intellettuale, che penalizza i poveri venditori di musica e film piratati nell’economia sommersa. Le riforme rappresentano una ampia virata, dato che l’atteggiamento del governo salvadoregno verso la regolamentazione è stato di lassismo. Unendosi agli oppositori convenzionali del CAFTA, migliaia di venditori di strada hanno messo in atto accese dimostrazioni contro le modifiche costituzionali, che minacciano il loro già precario tenore di vita.

    A gennaio Todd Tucker, direttore dell’Osservatorio di ricerca sul commercio globale di Public Citizen, ha citato sondaggi che dimostrano come il sostegno pubblico per l’accordo di commercio stia calando in tutta l’area: il 76% dei salvadoregni credono che il CAFTA non aiuterà il loro paese; il 65% dei guatemaltechi ha detto che esso peggiorerà le condizioni; il 61% delle persone nella Repubblica Dominicana si è opposta al Trattato; infine, il 77% in Honduras considera il sostegno del proprio governo come frutto della corruzione.

    Le attuali proteste danno un quadro di una negoziazione sciatta, non all’altezza di un trattato (che andrà ad incidere così profondamente sulla vita economica dei paesi firmatari n.d.r.).

    Le attuali controversie sull’attuazione del CAFTA segnalano quanto stia crescendo il dibattito sulle conseguenze della globalizzazione, ad opera delle multinazionali, nelle Americhe. Infatti, mentre sono evidenti le clausole del CAFTA che danno il mandato per la riduzione di tariffe specifiche, alcune delle più drammatiche implicazioni dell’accordo, come la privatizzazione, non sono ancora così ben definite. Nei prossimi anni, esse saranno contestate nei parlamenti nazionali, nei tribunali commerciali e nelle strade.

    "I governi neoliberali nella regione stanno tentando di usare il CAFTA per privatizzare beni come l’acqua e la salute", dice Stansbury. "Questo è qualcosa che le persone possono fermare. È il nuovo campo di battaglia". I conflitti continuano anche negli Stati Uniti, dove la controversia finale è per la fabbricazione della birra. Fino alla vigilia dell'approvazione al Congresso, lo scorso luglio, la Casa Bianca non aveva il supporto necessario per far votare il CAFTA. Alla fine, l’amministrazione Bush ha rovesciato i voti chiave comprandoli, in un modo spudorato persino per il mondo politico statunitense.

    A metà di febbraio, Public Citizen ha diffuso un rapporto che analizzava i legami societari con gli ufficiali eletti che hanno dato i voti decisivi. Da gennaio a settembre del 2005, un manipolo di rappresentanti chiave ha ricevuto $2.8 milioni sotto forma di contributi da parte di comitati di azione politica, rappresentanti delle industrie che otterranno benefici dall’attuazione del CAFTA.

    Una nota di particolare rilievo è costituita dai rappresentanti democratici che hanno rotto i ranghi per sedere a fianco dell’amministrazione Bush, un gruppo conosciuto come il CAFTA 15. La relazione di Public Citizen include una copia dell’invito ad una cena di finanziamento a $1,000 al coperto, svoltasi il 7 settembre in onore di questi democratici. L’evento è stato sponsorizzato da multinazionali tra cui Pfizer, Procter & Gamble e Motorola.

    I sindacati ed i gruppi del commercio equo hanno apprezzato meno il tradimento del CAFTA 15 rispetto ai comitati di sostegno dei politici animati dalle aziende. Nell’ Illinois, l’International Brotherhood of Teamsters, che sostenne la matricola democratica Melissa Bean nel 2004, quest'anno ha promesso di ritirare il proprio supporto, per il suo cambio di schieramento sul voto al CAFTA. Il sindacato federale AFL-CIO ha ugualmente rifiutato di appoggiare la campagna per rieleggerla. Altri rappresentanti, che hanno votato per il trattato, incluso Henry Cuellar in Texas ad Edolphus Towns in New York, affrontano la sfida delle primarie, supportati da circoscrizione incuranti del lavoro e dell’ambiente.

    Che si svolga nel contesto dell’accesa fase elettorale in Costa Rica e negli Stati Uniti, delle proteste ufficiali in Guatemala o delle dimostrazioni ufficiali in strada a El Salvador, la contrapposizione ha fatto sì che i cani del CAFTA bandissero la nozione secondo cui l’accordo è stato accettato serenamente. A giudicare dall’impatto del trattato sui lavoratori di tutta l’America e l’accoglienza ostile, i proponenti del CAFTA si devono attendere colpi di coda dai contrari al Trattato.


    -- Mark Engler, un giornalista di New York City è analista presso "Foreign Policy in Focus". Può essere contattato attraverso il sito web, www.DemocracyUprising.com. Assistenza per la ricerca a cura di Kate Griffiths.

    Traduzione dall'inglese a cura di PAOLA per www.comedonchisciotte.org.

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